sabato 2 aprile 2011

MONKEYS TOKIO

E' il "japan's king of cool"secondo il Time, il più moderno cacciotore di tendenze del Sol Levante secondo Vogue, designer dello street style made in Tokio, il suo nome è Nigo ed è uno dei personaggi più influenti nel panorama della moda.
Non solo stilista, ma anche dj, imprenditore, produttore e batterista. In Giappone ha fatto fortuna con il marchio da lui inventato: "a bathing ape" meglio conosciuto come "Bape". Ha popolato di scimmie il Giappone e la Cina, dominando la scena street-wear e urban style.
Appassionato di moda sin da bambino, collezionista di abiti, scarpe e gioielli, è un guru della moda.

venerdì 1 aprile 2011

QUEEN VIV: tra eccentricità e savoir faire sartoriale

1971, 430 King's Road: "let it rock"...non era una semplice boutique ma un luogo d'incontro dove ascoltare musica, specialmente il rock'n'roll. Era il periodo della seconda generazione dei Teddy Boys, dell'amore verso Elvis...ma tutto dopo un pò divenne noioso, erano più emozionanti i motociclisti, Hell's Angels e harleyisti, così perchè non applicare su maglie e vestiti catene e borchie? Il secondo passo però riguardava il nome del negozio, "let it rock" non andava bene per un qualcosa di così rude, così street. "Too fast to live, too young to die" (troppo veloci per vivere, troppo giovani per morire) era molto più funzionale alla nuova atmosfera, e il simbolo del teschio era perfetto. Inizia così l'era punk di Vivienne Westwood.
E' la musa del punk, l'emblema della trasgressione, ideatrice di uno stile mixato, è una donna che da oltre 30 anni non disegna abiti ma modi d'essere.
Nel '74 c'è un nuovo cambiamneto nel nome del negozio...questa volta l'ispirazione è il sadomasochismo, quindi l'insegna non può che essere "sex": accessori sadomaso, lacci, spille da balia, catene e collari accostati a elemnti "made in british" come il tessuto tartan...il risultato? assolutamente sconvolgente!
Il loro negozio era il centro del mondo punk, la moda della Westwood era indisponente e si faceva simbolo e mezzo di sovversione, creava e crea i pezzi che entreranno nel mito, dei veri e propri oggetti di "culto", come le giacche di pelle nera stettissime, pantaloni con cerniere e borchie, pantaloni a tubo per gli uomini (in lurex), corsetti (che propone in tutte le stagioni) e gli abiti di gomma.
La moda della Westwood è radicale, trasforma l'anatomia del corpo, ridisegna l'immagine, secondo ciò che vuole esprimere. E' semplicemente da urlo!

giovedì 31 marzo 2011

radio2 "vede" Banksy

Un'esperimento un pò particolare quello di Alessio Bertallot (conduttore di RaiTunes su Radio2, dal lunedì al venerdì alle 22.30), che ieri sera ha mixato arte e musica. Il dj ha reso omaggio al grande street-artist Banksy, ad ogni graffito, ad ogni concetto che la sua arte esprime Bertallot ha accostato un brano musicale. L'esperimento è andato in onda in contemporanea sul sito raitunes.rai.it

UrBaN aRt ludmilla



 

la graffiante POWER POP di ludmilla radchenko

Colori sgargianti e antinaturalistici, pennellate decise, forme e luci abbaglianti, immagini che catturano l'attenzione dello spettatore, queste sono le caratteristiche che fanno della Radchenko una presenza salda nel mondo dell'arte.
I suoi quadri, celebrano personaggi entrati a pieno titolo nella Pop Art...Andy Wharol, Marylin Monroe, Elton John, Lady Gaga, ma anche personaggi che non hanno nulla di eccentrico come la regina Elisabetta e Sean Connery. Queste tele sono sovrapposizioni di fotografie, pitture e dècollage che danno vita a un'esplosiva espressione artistica. Post-Impressionismo, Sintetismo guaguiniano, Simbolismo espressionista, Surrealismo, Situazionismo, Nouveau Réalisme, Mec-Art, Street Art declinati in chiave Pop.
La sua pittura non è solo combinazioni di oggetti ma è elaborazione, creazione, istinto.

domenica 20 marzo 2011

banksy e l'oscar mancato

Niente Oscar per Banksy dove concorreva con il documentario "Exit through the gift shop". Dopo questa sconfitta (il premio è andato al documentario "inside job"), si sono perse le sue tracce. Questo almeno fino a poco tempo fa...dove con la sua solita ironia, imprevidibilità ha commentato l'accaduto con un'immagine su muro di Weston in Inghilterra.
L'immagine mostra una bambina che tiene l'ambita statuetta in mano con uno sguardo imbronciato. Quale sarà il messaggio nascosto dietro questo murales? Che l'Oscar è solo un divertimento per bambini o che la sua delusione è tale a un bambino escluso dai giochi? Il significato è sicuramento aperto a varie interpretazioni...


haring VS basquiat

Anni '80, la "graffiti art" decolla sotto l'ala protettrice dell'hip hop newyorkese. I writers dopo 20 anni di clandestinità e illegalità entrano nel "circolo" dei musei. Keith Haring e Jean Michel Basquiat, simbolo di questa cultura urbana, diventano delle vere e proprie star. Entrambi trovarono nei treni, nelle metropolitane, nei muri, la superfice ideale al loro linguaggio e il modo di comunicare con la città.

Il mondo di Haring riduce in forme atratte la vita reale. La pop art è la sua scuola, così come Klee, Pollok e Dubuffet. Le sue immagini sono semplici, comprensibili, è un linguaggio pubblicitario. Haring è alla continua ricerca di una sintesi per creare un linguaggio universale che racchiuda tutti i disagi, i problemi del mondo contemporaneo. Prima del lato artistico c'è il lato umano nelle suo opere.
"immaginando un quadro come fosse una poesia. le immagini potranno essere lette come parole"

Le opere di Basquiat nascono dalla fusione di dell'arte infantile di Dubuffet, De Kooning, Cy Twombly e dalla pop art. La sua arte si basa sulla spontaneità, dalla forza dei segni, della gestualità, in cui compaiono figure primitive, frasi, sfondi policromi. Sono un resoconto delle sue radici, dell'esperienza multietnica, dell'hip hop, della vita da strada, il tutto rigorosamente firmato SAMO: "same old shit" (la solita vecchia merda).
"io non penso all'arte quando lavoro. Io tento di pensare alla vita"

Entrambi hanno avuto una vita spericolata, Haring muore nel '92 per l'AIDS, Basquiat muore nell'88 per overdose. Con la loro morte si chiude un'epoca, si chiude il graffitismo, perche la New York vitalisticamente trasgressiva negli anni '90 assume altri valori, il graffitismo non viene perfezionato come fenomeno artistico, rimanendo attaccato a un linguaggio legato al recupero di un'immagine.

ELOGIO

"L'arte in tutte le forme, è la vetta più alta che l'uomo
  possa toccare
  L'arte ti abbraccia dolcemente e ti avvicina alla Grande
  Natura:
  e' l'esenza della vita: bevila! E' un elemento essenziale
  L'arte la faceva Michelangelo, Raffaello, Leonardo
  L'arte la faceva Van Gogh, Monet, Renoir
  Spesso mi faccio una domanda:
  Ma io....cosa faccio?"


  fonte anonima

sabato 19 marzo 2011

the beat


Beat come ribellione, beat come battito, beat come ritmo. La Beat Generation, una corrente letteraria e culturale fiorita negli anni Cinquanta negli Stati Uniti, caratterizzata da una netta posizione di protesta nei confronti della società conformistica del secondo dopoguerra: una generazione stanca, battuta, senza la speranza di poter lasciare qualcosa al mondo contemporaneo. La beat della musica jazz, quella di Charlie Parker, della poesia di Allen Ginsberg.
« Aiuteremo a modificare le leggi che governavano i cosiddetti paesi civili di oggi: leggi che hanno coperto la Terra di polizia segreta, campi di concentramento, oppressione, schiavitù, guerra, morte » scriveva Ginsberg, la Beat è dunque la scoperta di se stessi, della vita sulla strada, del sesso, della droga, della coscienza collettiva. Questo movimento, culturale, artistico è una corsa velocissima, ma che lascia il segno: pochi sono riusciti a fermarsi prima del punto di non ritorno. Una gioventù bruciata.
E' sostanzialmente frutto di un'utopia che nasce all'interno di un gruppo di amici, amanti della letteratura e completamente saturi della società che vivono, delle regole, dei tabù. I beat vogliono scappare, viaggiare, far l'autostop fino a dove possono arrivare, ma non per un senso di fuga dalle responsabilità, ma per trovarsi da soli nuove regole e stili di vita.

giovedì 17 marzo 2011

PAROLE D'ORDINE

Il LiNgUaGgIo DeI wRiTeRs:


BOMBING -> bombardare di vernice un muro, un vagone. Consiste in un primo schizzo, riempito poi di colore, non dura più di qualche ora.
BUBBLE STYLE -> ingrandimento e deformazione delle lettere e dei messaggi che compongono il disegno.
BLOCK STYLE -> graffiti in cui le lettere sono dritte, semplici e squadrate. Opposto al "wild style".

WILD STYLE -> nato negli anni '70, più complicato da leggere. Le lettere vengono deformate, colorate e si inseriscono in ombre, tagli, spirali, rettangoli...
OUTLINE -> contorno delle lettere
PIECE -> è il pezzo realizzato dal graffitista. Se è di grandi dimensioni è detto "masterpiece"
TAG -> è il marchio che dà la paternità di un graffito al suo autore.
PUPPETS -> graffiti ispirati alla cultura dei fumetti.
THROW UP -> esecuzione più semplice, la scritta viene fatta velocemente.

When and where?

I graffiti nascono alla fine degli anni '60 nella grande mela, quando un ragazzo in meno di un anno gira tutto lo stato lasciano la sua firma: "taky 183". Tutti i giornali nè parlano e si chiedono chi si nasconde dietro questo nome. I graffiti nascono così...da un nome, da lettere, da contorni. Questa forma di arte nasce in periferia, nei quartieri degradati, prevalentemente da popolazioni di neri e ispano-americani. Le tags, prendono forma nelle metropolitane, in quanto è chiaro da subito che i graffiti nascono per sfidare la legalità e l'ordine urbano. Questi artisti anonimi, usano quindi grandi spazi vuoti, dati da strutture urbane per esprimere il loro disagio. Solo dagli anni '70 verranno presi di mira i muri dove i graffiti diventeranno più complessi, più articolati. I muri vengono intesi come fogli su cui scrivere parole, disegnare immagini, slogan che danno vita a una bomba di creatività, colori, arte. Da qui, da questa "ribellione" ha origine la cultura delll'hip hop, della break dance, la musica rap. Questo modo di lanciare messaggi, di esprimere le proprie idee piacerà molto agli europei tanto che decideranno di importeranno.

giovedì 3 marzo 2011

famme fatale








Brian Viveros

"Una sigaretta è il prototipo perfetto di un perfetto piacere. E' squisita e lascia insoddisfatti. Che cosa si può volere di più?" O.wilde

L'arte Erotica e Surreale di BRIAN VIVEROS

Pin up dark, glamour, tatuate, sguardo sensuale con l'onnipresente sigaretta al lato della bocca, femmine sensuali, armate, un misto tra louise brooks e tank girl...queste sono le donne di Brian Viveros, affermato artista fetish surrealista che prende come soggetto delle sue opere donne, un esercito di donne, donne di potere, forti, erotiche, dannatamente belle, delle femme fatale.
I suoi dipinti sono un misto di colori ad olio, acrilici e aerografo. Una malboro rossa è il marchio delle sue donne. Con occhi penetranti, contornati pesantemente di mascara, pestate e ferite. La sua arte è un insieme di concetti artistici, surrealismo, donne-macho, fantasie fetish. Questi sono gli ingredienti che contraddistinguono la memorabile arte di Viveros.

domenica 27 febbraio 2011

tuttomondo

 




IL MIO CONTRIBUTO AL MONDO E' LA MIA ABILITA' NEL DISEGNARE. DIPINGERE E' ANCORA SOSTANZIALMENTE LA STESSA IDENTICA COSA CHE FU NELLA PREISTORIA. RIUNISCE L'UOMO E IL MONDO. VE NELLA MAGIA.


KEITH HARING

Incarna la New York tra fine anni '70 e inizio anni '80. Insieme a Andy Wharol e Basquiat è il simbolo di quel decennio, una sua opera vale milioni e milioni di euro, grandissimo artista, figlio della cultura dei fumetti, dei maya, di pittogrammi giapponesi, adoratore di Picasso, ha vissuto una vita esagerata morendo di AIDS a soli 32 anni.
Il suo universo visionario è fatto di ominidi sempre in movimento, di animali fantastici e di oggetti volanti. Questo "pazzo" e stravagante artista si occupa di qualsiasi cosa che richieda genialità, inventiva...dipinge un pezzo del muro di Berlino, si occupa di scenografia a teatro, entra nel mondo della moda e del design dipingendo stoffe per Vivienne Westwood e disegnando orologi per la swatch.
Voleva rendere la sua arte comunicativa e universale e per farlo aveva bisogno di lavorare con spray, vernici e pennarelli...all'inizio li usava su carta, tele, poi su metalli, pelli animali e corpi umani, fino ad arrivare ai muri delle metropolitane, degli ospedali, delle chiese, delle discoteche e dei negozi. I suoi murales sono campagne contro l'AIDS, contro la droga, la discriminazione degli omosessuali e sull'intolleranza.
Morto nel '90, Haring è uno dei graffitari più importanti dell'America pop degli anni '80.


"immaginando un quadro come fosse una poesia, le immagini potranno essere lette come parole"

domenica 20 febbraio 2011

PIXELosa


pixel pouring (pixel scroscianti) o flowing pixels (pixel che scorrono): opere di Kelly Goeller

WILLIAM e KATE versione punk

Il prossimo aprile William d'Inghilterra e Kate Middleton convoleranno a nozze nell'abbazia di Westminster...per l'occasione lo street artist Rich Simmons ha fatto loro un regalo un pò insolito per i due novelli sposini,  prossimi alla corona: un murales in tecnica mista apparso nella zona di southbank di Londra. 
Ma la vera particolarità non è tanto il murales, che in fin dei conti è un regalo anche alternativo, ma è la rappresentazione dei due sposini a lasciare basiti miliardi e miliardi di persone!
I due reali sono rappresentati in stile punk...come Sid e Nancy (sex pistols), diciamo che per due persone come Kate e William che devono mostrare un certo gusto e una certa eleganza nel vestire, non è il massimo della raffinatezza mostrarsi con borchie, calze a rete, chiodo, minigonna, cardigan leopardato e sigaretta.
Ma che dire...il classico dopo un pò annoia!

sabato 19 febbraio 2011

PROVOCATIVE STYLE




 



lo stile della provocazione di fairey

l'universo di Fairey

Paragonato a Andy Wharol e Bansky, Shepard Fairey, detto Obey, è l'artista controverso, provocatore e dalle grandi contraddizioni. La sua carriera è iniziata nel 1989 ma è il 2008 l'anno in cui la sua arte si apre al grande pubblico. Arrestato per aver dipinto il muro di Boston il giorno dell'inaugurazione della mostra a lui dedicata, protagonista di una battaglia legale per la fotografia di Obama untilizzata durante la campagna presidenziale, Fairey è favoloso, spettacolare. I soggetti rappresentati vanno Andrè the Giant a Bush, dalla guerra in Iraq all'ecologia, per arrivare a una serie di serigrafie della serie Obama progress. Le sue opere hanno conquistao prima l'America e poi tutto il mondo, infine anche il web. Quello dell' urban artist è uno dei casi in cui l'opera supera l'artista...che dire semplicemnete da urlo!
Per vedere il suo percorso artistico basta anadare alla mostra: "Shepard Fairey a private collection", fino al 24 febbraio, alla Mondo Bizzarro Gallery di Roma, 60 opere tra serigrafie, pezzi unici che ripercorrono la produzione dell'artista da quando era solo uno studente di design, ma anche la sua filosofia di artista applicata alla politica e alla vita popolare...da non perdere!


«Trovo l’iconografia politica ufficiale incredibilmente noiosa, incapace di esprimere lo  spirito intenso della candidatura (di Obama). Non avevo alcuna esperienza in campo politico, provengo dalla grafica punk della street art, ma mi sembra che le immaginipolitiche ufficiali sottovalutino il proprio pubblico».

mercoledì 16 febbraio 2011

NONSOLOCRESTE

Punk: questo genere musicale, che influenzò molto la moda negli anni '70-'80, nasce a Londra nel 1976 con il complesso  "London 55" anche se saranno i "Sex pistols" e i "Clash" a espanderlo in tutto il mondo.
I punk sono il manifesto della rivolta giovanile, della ribellione contro il razzisto e i borghesi...è l'opposizione contro un sistema sociale che ha sfruttato i giovani sul piano morale e materiale. L'abbigliamento diviene quindi un mezzo per esprimere la propria frustazione e il disprezzo verso la "buona" società. 
Il loro modo di presentarsi piace al pubblico non solo da un lato musicale ma anche estetico : un look pieno di cerniere, che simboleggiano le cicatrice generate dal dolore, collari, catene e il colore nero, simbolo della negatività. Usano materiali scarni per il loro look: plastica, gomma, buste della spazzatura, per costruire cinte, pantaloni, minigonne,scarpe...insomma un total look!
Promotore di questo genere d'abbigliamento fu Malcom Mac Laren con il suo "sex shop", ma la vera immagine ribelle, turbolenta viene inventata da Vivienne Westwood ( amo questa donna).
Parola d'ordine: oltraggio al pudore.

domenica 13 febbraio 2011

what is our role?

"Gli artisti maledizione, un intellettuale integrato io l'ho capisco, l'intellettuale, poverino è uno che legge dentro le righe, legge dentro le righe e capisce quello che succede molto più degli altri; capisco che se non è artista, se non riesce a trasformare quello che capisce in qualche cosa che arriva ancora meglio, deve integrarsi perchè altrimenti muore di fame; Ma l'artista non ha bisogno di integrarsi, l'artista non deve integrarsi! L'artista è un anticorpo che la società si crea contro il potere, se integrano gli artisti ce l'abbiamo nel culo! io sono convito di questo."


                                                                                                  Fabrizio De Andrè

sabato 12 febbraio 2011

MASQUERADE

La masquerade è la street art del tessuto. Sculture, pali, corrimano ed altri elementi dell'arredo urbano vengono lavorati a maglia o a uncinetto dando vita a una guerrilla art molto particolare ma soprattutto femminile!
Le due artiste svedesi lavorano in tutto il mondo...il loro fatto a mano lo troviamo nelle più belle città mondiali : Stoccolma, Roma, Milano, Copenaghen, Parigi, Firenze, Berlino, Amburgo, gli States e via discorrendo... La masquerade con le sue azione rivendica anche il ruolo della donna nella nostra società, sarà interessante vedere dove questo porterà nei prossimi anni...probabilmente porterà arte e artigiano non solo nelle grandi città ma anche nei più piccoli angoli dei paesi a livello mondiale.