Anni '80, la "graffiti art" decolla sotto l'ala protettrice dell'hip hop newyorkese. I writers dopo 20 anni di clandestinità e illegalità entrano nel "circolo" dei musei. Keith Haring e Jean Michel Basquiat, simbolo di questa cultura urbana, diventano delle vere e proprie star. Entrambi trovarono nei treni, nelle metropolitane, nei muri, la superfice ideale al loro linguaggio e il modo di comunicare con la città.
Il mondo di Haring riduce in forme atratte la vita reale. La pop art è la sua scuola, così come Klee, Pollok e Dubuffet. Le sue immagini sono semplici, comprensibili, è un linguaggio pubblicitario. Haring è alla continua ricerca di una sintesi per creare un linguaggio universale che racchiuda tutti i disagi, i problemi del mondo contemporaneo. Prima del lato artistico c'è il lato umano nelle suo opere.
"immaginando un quadro come fosse una poesia. le immagini potranno essere lette come parole"

Le opere di Basquiat nascono dalla fusione di dell'arte infantile di Dubuffet, De Kooning, Cy Twombly e dalla pop art. La sua arte si basa sulla spontaneità, dalla forza dei segni, della gestualità, in cui compaiono figure primitive, frasi, sfondi policromi. Sono un resoconto delle sue radici, dell'esperienza multietnica, dell'hip hop, della vita da strada, il tutto rigorosamente firmato SAMO: "same old shit" (la solita vecchia merda).
"io non penso all'arte quando lavoro. Io tento di pensare alla vita"
Entrambi hanno avuto una vita spericolata, Haring muore nel '92 per l'AIDS, Basquiat muore nell'88 per overdose. Con la loro morte si chiude un'epoca, si chiude il graffitismo, perche la New York vitalisticamente trasgressiva negli anni '90 assume altri valori, il graffitismo non viene perfezionato come fenomeno artistico, rimanendo attaccato a un linguaggio legato al recupero di un'immagine.